Compenso per raccomandazione personalizzata dei mediatori: deve essere incluso nel calcolo del TAEG

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L’OAM si è espresso chiaramente nei giorni passati, attraverso una comunicazione al mercato, al fine di prevenire possibili violazioni degli obblighi alla trasparenza nei confronti dei clienti o comportamenti che eludano la normativa in vigore. I mediatori creditizia dovranno comunicare alla banca erogatrice l’ammontare del compenso richiesto per la consulenza offerta alla loro clientela e tale importo contribuirà al calcolo del Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale).

Nella comunicazione n.°16, l’OAM precisa che “si sta assistendo alla diffusione progressiva di una prassi secondo la quale i mediatori creditizi propongono al cliente una consulenza ad hoc ( la cosìdetta ‘raccomandazione personalizzata’) volta, al termine di una valutazione ed analisi delle caratteristiche dei vari prodotti presenti sul mercato, ad individuare la forma di finanziamento più adatta al fabbisogno di quest’ultimo”.

Per tale raccomandazione, gli intermediari finanziari addebitano al cliente un costo che viene calcolato come extra e che quindi, non venendo comunicato agli istituti finanziari, non viene incluso nel calcolo del Taeg. A riguardo, l’OAM sottolinea che questa ‘raccomandazione personalizzata’ può in realtà essere svolta esclusivamente se finalizzata alla ricerca del contatto tra le parti per l’ottenimento del finanziamento. Ne consegue quindi che i mediatori hanno l’obbligo di comunicare tali importi ( compenso per la ‘messa in relazione’ più costo della consulenza) alla banca che procederà all’aggiornamento del Taeg onde evitare la violazione degli obblighi di trasparenza nei confronti del cliente dovuta alla divisione dei compensi.

Modifica Unilaterale delle Condizioni Contrattuali per i Correntisti: Lettera al mercato da Banca d’Italia

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Sembra che l’intervento di Banca d’Italia sia legato alla serie di aumenti che negli ultimi mesi ha colpito, in maniera continuativa, i correntisti: tali aumenti sono stati finora giustificati da parte del sistema bancario dall’adesione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, istituito per salvare le quattro banche in cresi ( CariChieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria).

In seguito alle numerose segnalazioni giunte, in cui la clientela lamentava aumenti scorretti, e dopo le doverose verifiche di rito, Banca d’Italia ha tenuto a sottolineare che la modifica alle condizioni è possibile se prevista da una specifica clausola del contratto. Tuttavia si parla anche dei casi particolari, cioè di tutte quelle situazioni non prevedibile al momento della sottoscrizione del contratto, comunicate con la formula “Proposta di modifica unilaterale del contratto”: la comunicazione deve arrivare minimo sessanta giorni prima e deve essere offerta al cliente la possibilità di rescindere dal contratto alle condizioni originali

Nella lettera di Banca d’Italia vengono poi indicati come non coerenti gli aumenti non direttamente legati tra tipologia di contratti e tariffe o una tantum per costi già sostenuti ed infine si invitano gli intermediari a riesaminare le manovre unilaterali decise dal gennaio 2016 ad oggi.

Concludendo, Banca d’Italia ha confermato l’obbligo ad una comunicazione trasparente dove siano chiaramente individuabili le ragioni alla base dell’attribuzione degli aumenti o delle modifiche. Per quanto riguarda la clientela, come sempre sarà possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), che già in passato si è pronunciato contro alcuni aumenti ingiustificati a carico della clientela.

Maggiori sicurezze per i nostri clienti

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Nuova conferma per la Lending Solution: ottenuta la certificazione ISO/IEC 27001 per la gestione della sicurezza delle informazioni.
La ISO 27001 (International Organization for Standardization) è lo standard internazionale per il Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni. È stato adottato a livello globale con oltre 15.000 certificazioni rilasciate in 117 paesi.
Il costante lavoro della ns squadra ha portato al riconoscimento dei processi di sicurezza interni già in uso volti a soddisfare esigenze quali il Data Protection Act e contrastare altre specifiche potenziali minacce alla sicurezza, tra cui: cyber crime, vandalismo, abusi, incendio, furti e attacchi virali.

Dynamica Retail Spa firma l’accordo per l’utilizzo del CreditoPratico®

CP & Dynamica

Siglata l’intesa tra Lending Solution e Dynamica Retail per la distribuzione del sistema di marketing integrato CreditoPratico®.
Il prodotto a marchio Lending Solution soddisferà così le esigenze del nuovo partner e andrà a supporto delle svariate decine di agenti e mediatori della rete Dynamica che vorranno farne uso.
Soddisfazione da ambo i vertici societari che, dopo approfondite analisi, hanno scelto di fidarsi della reciproca professionalità ed esperienza di settore. Tutto fatto quindi, il CreditoPratico® sarà ora messo a disposizione della rete d’agenti della società d’intermediazione finanziaria.
“Offriamo il frutto del nostro sviluppo tecnologico” – dichiara soddisfatto Salvatore Mafodda, amministratore Lending Solution. “Siamo pronti a migliorare i risultati fin qui raggiunti” – prosegue – “anche grazie all’esperienza di questo nuovo ed importante Partner, la cui rete distributiva, già abituata all’innovatività dei processi e servizi offerti da Dynamica Retail, saprà metterci alla prova”.

Il trend positivo del credito al consumo

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Con i tassi ancora ai minimi storici, la domanda di prestiti è sostenuta da venti favorevoli e le erogazioni di credito al consumo (il prestito auto su tutti) non fanno che consolidare il loro trend di crescita.

Secondo le previsioni nel prossimo triennio i flussi di nuove operazioni continueranno a crescere, consolidando i segnali di ripresa in atto. Ad oggi, si registra un 17,5% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Come detto, a trainare il mercato ci pensano i finanziamenti finalizzati all’acquisto di autoveicoli e motocicli (+21.1%). Per gli altri beni e servizi (appartenenti a settori quali arredo, elettronica ed elettrodomestici e altri beni e servizi finanziabili, tra i quali impianti per la casa, spese mediche, palestre e tempo libero, etc.) si registra, invece, una crescita di intensità inferiore (seppur significativa) rispetto al 2015 (+8%).

Strumenti di consolidata affidabilità tecnologica fanno da supporto a strategie di mercato volte all’affermazione dei propri servizi: il CreditoPratico è un software di marketing integrato in grado di aiutare gli intermediari creditizi a gestire e concentrare i propri sforzi. Per incrementare il fatturato è necessario mettere in discussione le proprie metodologie e il CreditoPratico, tra le altre cose, aiuta a monitorare il lavoro dei propri dipendenti favorendo allo stesso tempo tempi di lavorazione iter pratica più automatizzati e di conseguenza più veloci.

OAM, nessun incremento sui contributi 2017

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Tutto invariato nel 2017: per gli iscritti negli elenchi e nei registri gestiti dell’OAM (l’Organismo per la gestione degli Elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi) i contributi restano invariati. Nessuna novità quindi, ecco quanto stabilito dal Comitato di Gestione.
Coloro che presentano istanza di iscrizione a partire dal prossimo 1° gennaio e quanti, alla stessa data, risultano già iscritti, sono tenuti al pagamento dei contributi, entro il 28 febbraio 2017. Risultano invece esclusi dall’obolo gli iscritti negli Elenchi dopo il 1° novembre 2016 e quanti presenteranno istanza di cancellazione entro 28 febbraio 2017.
Invariata l’architettura dei contributi stessi, che prevede, oltre al costo fisso, un contributo variabile a carico delle società di capitali in base al numero di dipendenti e collaboratori che svolgono la propria attività in contatto con il pubblico.

 

Terminato a Napoli il “Roadshow” per l’Italia del CreditoPratico

Si è conclusa pochi giorni fa a Napoli l’ultima tappa del Roadshow che ha portato il sistema di marketing integrato CreditoPratico in giro per l’Italia.

L’evento targato Lending Solution in collaborazione con SimplyBiz ha spinto numerosi intermediari creditizi e leader di settore a confrontarsi sulle più rilevanti questioni che ruotano attorno a questo mercato e a tenersi aggiornati sulle più attuali novità normative: dalla Mortgage Credit Directive fino al più recente protocollo d’Intesa tra Assofin e le Associazioni dei Consumatori. Proprio su quest’ultimo punto si sono accesi i riflettori, sul problema che potrebbero avere gli operatori di settore nel dover calcolare le provvigioni su una base imponibile più bassa. L’esigenza per tutti sarà quella di lavorare più pratiche rispetto al recente passato. Per fare ciò è necessario aggredire il mercato e per farlo non si può che far riferimento alla tecnologia, all’ausilio di strumenti innovativi come il sistema di marketing integrato CreditoPratico

È un periodo di transizione” – afferma il numero uno di Lending Solution Salvatore Mafodda. “La tecnologia deve supportare l’operatività e per chi fa questo lavoro il tempo è denaro. Il nostro prodotto è volto all’incremento produttivo e chi ne fa uso lo sa: tronchiamo i tempi morti della lavorazione e supportiamo gli amministratori nel monitoraggio della propria struttura”.

Il valore di un ottimo CRM

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Non basta avere conoscenza dei prodotti e offrire una consulenza di valore ai clienti. Non sono sufficienti queste competenze per avere successo. Soprattutto ai giorni nostri.

La maggior parte degli intermediari creditizi sono rimasti indietro; attraggono e gestiscono clienti alla “vecchia maniera” trascurando le potenzialità dei moderni supporti tecnologici. Eppure sono in molti ad essere abbastanza bravi nel marketing: soprattutto nella loro capacità di attrarre clienti (d’altra parte se non si hanno clienti si è fuori dal mercato).

Chi sa fare questo mestiere, costruisce il proprio brand e la propria reputazione sul “passaparola”.  Costoro, sono persone rispettate e, nelle piccole realtà locali, sono considerati come “gli esperti” del settore. E raggiungono un buon reddito annuo.

Si può migliorare?
L’evoluzione sta nella ricerca del nuovo cliente e nella gestione organizzata del portafogli come delle pratiche esistenti. Passare il proprio tempo ad elaborare attività di marketing con strumenti poco efficaci, al giorno d’oggi, equivale al perder tempo.

 

Banca d’Italia, avviata la procedura per la nomina dei componenti dei nuovi collegi Abf

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Entro la fine del 2016, saranno bari, bologna, palermo e torino ad affiancarsi alle già operative sedi di milano, napoli e roma. Potranno esprimere la propria candidatura (valutando attentamente le eventuali incompatibilità o conflitti d’interesse nei quali si potrebbe incorrere) tutti coloro i quali sono in possesso di esperienza, professionalità ed integrità previsti dalle Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancario finananziari: l’incarico avrà durata di tre anni e il mandato sarà rinnovabile.

Un impegno sempre attivo e in progressivo incremento anche in base ai volumi d’attività raggiunti dall’abf e al potere decisionale acquisito dai collegi (solo nel 2015 ci sono stati 13.500 ricorsi).

Dovrà esser indicato un ordine di preferenza ddelle nuove sedi Abf e in subordine potrà esser indicata la disponibilità per le sedi “storiche” di roma, milano e napoli (nel caso dovessero esserci posti vacanti).

La scelta dei candidati ai quali conferire l’incarico è rimandato esclusivamente alla Banca d’Italia.

 

Torna la figura del segnalatore nel Credito Immobiliare

 

L’articolato regime giuridico dei cd. intermediari del credito è nuovamente in procinto di essere modificato: lo spunto è dato dal recepimento e attuazione in Italia della Direttiva 2014/17/UE in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali, meglio nota come Direttiva MCD (Mortage Credit Directive).

Viene reintrodotta la cd. “segnalazione” (D.Lgs 141/10 -art. 12 comma 1- quater) pur se svolta nel credito immobiliare e non indica nè un’attività di agenzia, né di mediazione creditizia se prestata a “mero titolo accessorio”.

Un Regolamento del MEF regolerà la materia.

Fondamentale sarà il nuovo ruolo affidato all’Organismo degli agenti e dei mediatori in quanto sembra evidente che il ripristino della norma sia indirizzato verso gli intermediari immobiliari, ma risulta difficile pensare che con il passare del tempo resti vincolata ai soli mutui immobiliari.

Considerando n. 74 della direttiva MCD: “Le persone che presentano o rinviano semplicemente un consumatore a un creditore o a un intermediario del credito a titolo accessorio nell’esercizio della loro attività professionale, ad esempio segnalando l’esistenza di un particolare creditore o intermediario del credito al consumatore o un tipo di prodotto offerto da detto creditore o intermediario del credito senza ulteriore pubblicità né intervento nella presentazione, nell’offerta, nei preparativi o nella conclusione del contratto di credito, non dovrebbero essere considerate intermediari del credito ai sensi della presente direttiva“.

Nota del M.E.F. del 21/12/2012 (D.Lgs. 141/2010): i segnalatori possono essere solo coloro che sono iscritti negli elenchi OAM (quindi solo agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi).

Appare evidente il contrasto tra il legislatore europeo e la rotta nazionale: per quale motivo ci si dovrebbe iscrivere all’albo per un “consiglio” fornito al consumatore? La Direttiva MCD esclude infatti l’applicazione della Direttiva (e del relativo regime di abilitazione) ai soggetti che segnalano a un cliente l’esistenza di un creditore o di un intermediario del credito. Previsione questa in contrasto con l’attuale disciplina nazionale che, a vantaggio della trasparenza del sistema e della tutela del cliente, prevede che i collaboratori di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi (che entrano in contatto con il pubblico) siano legati a tali soggetti da un incarico conferito di agenzia ai sensi dell’art. 1742 c.c. (art. 17, co. 4 octiesD.Lgs. 141/2010).

E c’è un ulteriore aspetto da analizzare: quello presenza e, quindi, dell’imputazione, di eventuali costi legati alla segnalazioni e, in tale ambito, l’aspetto fiscale in caso di un onere legato alla segnalazione stessa. Tenendo conto del fatto che il consulente indipendente non avrà alcun rapporto con l’intermediario finanziatore, si evince che la “parcella” non potrà essere inserita nel calcolo del TAEG e quindi il consumatore non potrà avere contezza dell’intero costo del proprio credito. E ancora, non sono da escludere situazioni di doppio passaggio di intermediari creditizi, prima il consulente indipendente poi un agente o un mediatore.
La strada è impervia e l’auspicio è che la direzione comune sia quella della chiarezza e semplificazione dell’articolato regime esistente.

OAM – No ai consorzi tra agenti finanziari se svolgono intermediazione creditizia

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Non sono conformi alla normativa di settore aggirando il principio del monomandato.

E ancora. Potrebbero costituire esercizio abusivo dell’attività, con conseguente indebolimento della tutela del consumatore e disparità di posizione rispetto agli altri operatori di mercato: ecco quanto affermato dall’Organismo degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi.

I dettami sono stati inviati agli operatori di mercato.

Per l’OAM infatti, è emerso come l’attività dei singoli agenti in attività finanziaria, quali la promozione e/o conclusione di contratti per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, non sia mai nettamente separata dall’attività di coordinamento svolta, invece, dalla società consortile. Ne deriva che un’attività riservata agli agenti viene invece svolta da un altro soggetto, la società consortile, non iscritta agli elenchi tenuti dall’Organismo, in violazione dell’art.140-bis che sanziona l’esercizio abusivo dell’attività.

La nuova disciplina degli intermediari finanziari non bancari

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La disciplina degli intermediari finanziari non bancari ha radici piuttosto profonde, che affondano nella Costituzione, precisamente all’art. 47: “l’ordinamento italiano incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. L’esercizio del credito costituisce attività che deve essere disciplinata, coordinata e controllata”.

In questa direzione punta il provvedimento della Banca d’Italia del 12 maggio 2015, Circolare n. 288 del 3 aprile 2015 recante “Disposizioni di Vigilanza per gli intermediari finanziari”, in vigore dal 11 luglio p.v.

Il testo vuole ridefinire il perimetro delle attività degli intermediari finanziari non bancari: dal consentire l’esercizio delle attività riservate ai soli soggetti in grado di assicurare affidabilità e correttezza, al prevedere più efficaci strumenti di controllo (modulati sulla base delle attività prestate dall’intermediario finanziario non bancario), fino all’introduzione di sanzioni amministrative e forme di intervento effettive e proporzionate (di esclusiva competenza della Banca d’Italia).
Il menzionato Decreto Legislativo ha riformulato l’art. 106 del Tub, secondo il comma primo del quale “L’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma è riservato agli intermediari finanziari autorizzati, iscritti in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia”.
Il perimetro della riserva di legge è dunque stato ritracciato escludendone attività quali l’assunzione di partecipazioni e l’intermediazione in cambi.
La nuova formulazione dell’art. 106 ha attribuito al Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia, il compito di specificare in quali circostanze ricorra l’esercizio nei confronti del pubblico.
Con il Decreto MEF del 2 aprile 2015 n. 53 si è provveduto a definire l’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma (Art. 2) ed il suo esercizio nei confronti del pubblico (Art. 3).
La concessione di credito, il rilascio di garanzie sostitutive del credito e gli impegni di firma, rappresentano ad oggi le attività che un intermediario di cui all’Art. 106 può esercitare (oltre ad attività di servicing ed ulteriori attività definite come connesse e strumentali rispetto a quella principale).
L’Art. 2 del Decreto MEF n. 53 specifica quali siano le forme tecniche attraverso le quali si può estrinsecare l’esercizio delle attività di cui sopra nonché quali siano quelle che, viceversa, non ricadono nella riserva di legge.
Tra queste ultime, l’acquisto di crediti IVA nei casi previsti dalla vigente normativa e l’acquisto “con finalità di recupero” (da parte di società di recupero crediti all’uopo autorizzate secondo quanto dettato dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) di crediti a titolo definitivo ed al ricorrere di particolari condizioni opportunamente specificate.
L’Art. 3 del Decreto Ministeriale definisce, invece, quali siano le condizioni che debbano ricorrere affinché l’attività di concessione di finanziamenti sia da considerarsi esercitata “nei confronti del pubblico” e quando, invece, la stessa non sia da ritenersi tale. Qualora l’attività sia svolta “nei confronti di terzi” e “con carattere di professionalità” ricorrono i presupposti perché il soggetto che la esercita debba iscriversi nell’Albo degli intermediari finanziari di cui all’Art. 106.
La condizione di cui sopra, infine, determina in capo al soggetto l’insorgere del rispetto degli obblighi di cui alla Circolare della Banca d’Italia n. 288 del 3 Aprile 2015, “Disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari”, che impatta direttamente sugli attuali operatori finanziari che sono sul mercato e che risultano ancora ascrivibili a due distinte categorie, afferenti pertanto, a due diverse discipline.
L’attuale classificazione degli intermediari finanziari è riconducibile agli Artt. 106 e 107 del Tub, secondo le formulazioni previgenti la riforma introdotta dal Decreto Legislativo del 13 Agosto 2010 n. 141.
Le disposizioni citate razionalizzano la regolamentazione e l’assetto dei controlli a cui sono sottoposti gli intermediari finanziari (e gli altri soggetti operanti nel settore finanziario come ad esempio i Confidi, le Agenzie di Credito su Pegno, le Fiduciarie). Esse attuano, inoltre, il superamento della bipartizione summenzionata (Artt. 106 e 107 Tub).
Attraverso questo nuovo corpus normativo che ridefinisce la riserva di attività ed introduce controlli e requisiti più stringenti in capo agli intermediari affinché possano svolgere l’attività creditizia, l’obiettivo che il legislatore ha voluto raggiungere è quello di garantire maggiore stabilità al sistema finanziario nel suo complesso e maggiore tutela alla clientela finale. Il perseguimento del fine prefissato è stato raggiunto ricorrendo all’emanazione di una normativa che instaura un “regime di vigilanza prudenziale equivalente a quello delle banche”, pur modulandone e declinandole l’applicazione secondo un requisito di “proporzionalità”, in virtù del quale i cosiddetti intermediari minori (quelli con attivo fino a 250 milioni) potranno godere di alcune “semplificazioni” sia di ordine organizzativo (accorpamento di talune funzioni di controllo) sia in ordine ad alcuni requisiti specifici di capitale e di valutazione dei rischi, almeno per un periodo transitorio che va dall’entrata in vigore delle disposizioni (10 Luglio p.v.) al 31 Dicembre 2017.

Stop ai mutui!

Eurocasa

Tutti i mutui potranno essere sospesi. Secondo la norma introdotta nel comma 246della legge di stabilità 2015 (legge 190/2014), infatti, l’ottenimento della sospensione del pagamento della quota capitale è un diritto di chiunque abbia contratto un mutuo.

Tale norma, quindi, istituisce un vero e proprio principio generale secondo il quale sia le imprese che le famiglie hanno diritto alla sospensione della quota capitale del mutuo per una durata massima di tre anni.

Purtroppo non è tutto rose e fiori come può apparire. L’applicazione della norma purtroppo, è vincolata principalmente da due fattori: in primis la disponibilità delle banche di erogare credito e poi le limitazioni che gli stessi istituti bancari porranno per limitare l’accesso alla sospensione dei mutui.

La crisi del credito sembra imminente: in questi giorni, infatti, le banche hanno ricevuto anche nuovi coefficienti patrimoniali minimi da rispettare più alti con il conseguente pericolo di trovarsi in seria difficoltà. La richiesta di allentare la stretta sul credito e la contemporanea richiesta di aumento di capitale rischiano di ripercuotersi in maniera diretta sulle famiglie e sulle imprese del nostro Paese. Appare evidente, infatti, che nonostante la norma sancisca l’impossibilità da parte degli istituti finanziari di rifiutare la richiesta di sospensione del mutuo, le banche stesse si vedano costrette a non poter allentare la morso sulla concessione del credito a causa delle sopraggiunte difficoltà a causa delle direttive giunte dalla BCE.

A sottolineare ciò è intervenuto Daniele Vaccarino, presidente della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) e della Rete Imprese Italia, secondo il quale “è importate che si ponga un freno a tutti quei nuovi provvedimenti anti-credito che in maniera diretta finiscono per ripercuotersi sulle imprese di tutte le dimensioni. La decisione, presa dalla BCE, di innalzare ulteriormente i requisiti di capitale degli istituti creditizi non può essere presa ignorando completamente il conseguente impatto diretto dell’operazione sulle famiglie e le imprese e quindi su tutta l’economia reale”.

Nuovo calo dei prestiti a famiglie e imprese

Nuovo calo dei prestiti a famiglie e imprese

Anche dicembre segna una sensibile flessione dei prestiti ai nuclei familiari e del credito al settore privato, con cali che si attestano rispettivamente a -0,5% ed a -1,6%. In miglioramento i dati relativi a sofferenze e raccolta obbligazionaria.

Secondo i dati raccolti da Banca d’Italia, i finanziamenti destinati alle imprese sono passati da -2,6 a -2,3% rispetto al risultato di novembre (stesso risultato registrato dalle società non finanziarie). Stabili, seppur in costante calo a -0,5%, si attestano i prestiti alle famiglie.

Passando alle notizie positive, invece, da segnalare è la flessione delle sofferenze. Il tasso di crescita di quest’ultime sui dodici mesi è infatti risultato pari al 15,2% (risultato senza correzione per la cartolarizzazione ma tenuto conto delle discontinuità statistiche). Il risultato acquista maggiore valore se paragonato al 18,4 registrato a novembre.

Lieve ma comunque incoraggiante il segnale che arriva dalla raccolta obbligazionaria che, includendo i titoli detenuti dal sistema bancario, è diminuita del 17,3% su base annua rispetto al -17,4% segnato a novembre.

Per quanto riguarda il comparto mutui erogati alle famiglie, i tassi d’interesse (comprensivi di tutte le spese accessorie)  sono stati pari al 3,09%, segnando un calo rispetto al 3,19% del mese precedente. In flessione anche i tassi relativi alle nuove erogazioni di credito al consumo che passano dall’8,56% di novembre all’8,06%.

I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 3,31% (3,38% nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,15% (1,98% a novembre).

I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,73% (0,74% nel mese precedente).

Guerra al mono-mandato. Si va in tribunale

Il Centro Studi Operatori del Credito ha avviato con il proprio Comitato Giuridico un’analisi approfondita con l’intento di valutare la legittimità giuridica del mono mandato. Sono state individuate due possibili iniziative: da una parte c’è la possibilità di intraprendere un’azione giudiziaria individuale per gli agenti in attività finanziaria “costretti” a rinunciare all’indennità di clientela prevista ai sensi dell’art. 1751 c.c.; dall’altra c’è la concreta possibilità di intraprendere un’azione giudiziaria collettiva da parte degli operatori creditizi dinanzi alla Corte di Giustizia Europea con l’obiettivo di vedere riconosciuta la lesione del diritto alla concorrenza e i conseguenti danni economici subiti a seguito dell’introduzione del mono mandato.

Il Comitato Giuridico del CSOC (Centro Studi Operatori del Credito) ha analizzato il tema del “mono-mandato” al fine di promuovere la tutela degli interessi degli operatori del credito.

La categoria più colpita dall’introduzione del mono mandato è rappresentata, senza dubbio, proprio dagli agenti in attività finanziaria; questi ultimi infatti, hanno visto ledere la loro attività professionale dovendo in molti casi rinunciare a diversi incarichi e alle indennità ad essi spettanti: tra queste l’indennità di clientela prevista dall’art. 1751 del Codice Civile.

In moltissimi hanno cercato un dialogo con il MEF con l’intento di far venir meno o comunque ampliare la logica del mono-mandato. Nell’attuale fase in cui la riforma del settore comincia a trovare piena attuazione da parte degli operatori del settore creditizio, giungono continue istanze affinché si percorrano tutte le strade possibili per contrastare il principio del mono mandato.

 

Per maggiori informazioni e per aderire all’iniziativa: http://www.csoc.it/csocit/?q=node/294

Abi ed Associazioni dei consumatori: ecco l’accordo!

Più credito alle famiglie in difficoltà e ripresa del mercato dei mutui: al via l’accordo tra Abi e Associazioni dei consumatori. Si chiama “CREDIamoCI” ed è il nuovo protocollo di intesa siglato tra l’Abi e le Associazioni dei consumatori aderenti per fronteggiare l’attuale contesto economico.

Il Protocollo, un programma di lavoro biennale, si propone di consolidare gli ambiti di collaborazione tra l’Abi e le Associazioni dei consumatori, pianificando nuove soluzioni e rafforzando quelle in corso: dall’accesso al credito, al sostegno alle famiglie in difficoltà.

Tra gli obiettivi, figura la creazione di un mercato unico europeo dei crediti ipotecari, basato su una regolamentazione omogenea in grado di aumentare, a parità di regole, la concorrenza tra i diversi Paesi.

Per l’accesso al credito al consumo si punta, tra le altre cose, alla promozione di un apposito ed innovativo fondo di garanzia. Riguardo il possibile recepimento della nuova Direttiva europea sul credito ipotecario, si favorirà il processo di erogazione dei crediti attraverso un’attenta analisi delle peculiarità della normativa italiana (es. mutui, polizze assicurative, prestito ipotecario vitalizio, cessione del quinto dello stipendio/pensione) al fine di colmare le differenze con i principali paesi europei.

In soccorso delle famiglie in difficoltà, verranno rafforzati gli strumenti esistenti per sostenere il pagamento delle rate dei finanziamenti nei momenti di difficoltà del mutuatario (es. Fondo di solidarietà per i mutui per la prima casa). Alta priorità l’avranno le famiglie colpite da calamità naturali: per loro verranno adottate misure standard di sospensione dell’ammortamento. Più spazio inoltre  alla promozione di misure per il rafforzamento della consapevolezza del consumatore nella scelta dei prodotti di credito in termini di costi complessivi e trasparenza.

CRIF : chi controlla i controllori?

 

chi controlla CRIF?

Per capire di cosa si occupi CRIF è sufficiente leggere poche righe della presentazione disponibile sul suo sito: “Specializzata nei sistemi di informazioni creditizie, di business information e di supporto decisionale, CRIF offre a banche, società finanziarie, confidi, assicurazioni, utilities e imprese un supporto qualificato per la gestione del rischio e per il marketing”.

A quasi 27 anni dalla propria creazione, CRIF, è lo strumento per la valutazione dei rischi di credito utilizzato dalla maggioranza delle Banche italiani. Ed è proprio sugli esiti delle analisi svolte da questa società che gli istituti finanziari stabiliscono se concedere o rifiutare l’erogazione di credito alle imprese. Ovviamente, condicio sine qua non è la più totale e trasparente conoscenza possibile relativa alle informazioni sulle imprese.

A quanto pare, però, la stessa trasparenza non è fornita da CRIF quando si parla del proprio azionariato. Alla domanda relativa la reale proprietà della società, il direttore del CRIF ha risposto che le quote azionarie non in possesso del Presidente e AD sono “blindatissime” in una o più società fiduciarie. Quando però gli è stato chiesto di far luce sulla natura alle quote fantasma, il direttore non ha saputo fornire ulteriori dettagli fino a tentare di sminuirne l’effettiva importanza.

È possibile che proprio la società scelta dagli istituti finanziari sia la meno controllabile e trasparente? Come possono le banche decidere le sorti dei propri clienti affidandosi ad uno strumento di cui nemmeno si conosce l’effettiva proprietà?

Approfondendo, sempre all’interno del sito Crif, è possibile leggere “CRIF è una società indipendente, il cui capitale è detenuto per il 90% dai soci fondatori e dal management e per il restante 10% da alcuni istituti di credito. Tra questi ultimi, fin dagli anni ’90 nella compagine azionaria sono presenti anche 3 banche di livello internazionale, quali BNL-BNP Paribas, Deutsche Bank e Banco Popolare (la maggiore banca popolare italiana). Nel 2013 il valore della produzione di CRIF è stato pari a 305 milioni di Euro. Il patrimonio netto ammonta a 128.888.000 Euro. CRIF ha circa 1.700 dipendenti distribuiti tra le sedi delle società controllate in Italia e nel mondo.

Allo stato attuale delle cose, sembra impossibile pensare che una società come CRIF possa operare senza che si conosca l’identità dei reali detentori delle quote, eppure è così. Il silenzio del direttore lascia pesanti interrogativo ed apre anche le porte a scenari al confine con la legalità. Cosa accadrebbe se dietro le fiduciarie si nascondessero esponenti della malavita organizzata come mafia, camorra, ndrangheta o simili? Sarebbe giusto lasciare a questi ultimi il controllo ed il potere decisionale sul credito e la relativa possibilità di sopravvivenza delle imprese alla ricerca di sostegno economico da parte delle banche?

CRIF non sembra collaborare, ma di sicuro ci sono diversi elementi che permetterebbero a Banca D’Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed al parlamento di approfondire. Non ci resta che attendere risposte dalle autorità predisposte alla tutela ed alla garanzia di un settore sempre più spesso vittima dei poteri forti, più o meno occulti.

Via alla sospensione dei mutui per imprese e famiglie

Tutti i mutui potranno essere sospesi. Secondo la norma introdotta nel comma 246 della legge di stabilità 2015 (legge 190/2014), infatti, l’ottenimento della sospensione del pagamento della quota capitale è un diritto di chiunque abbia contratto un mutuo.

Tale norma, quindi, istituisce un vero e proprio principio generale secondo il quale sia le imprese che le famiglie hanno diritto alla sospensione della quota capitale del mutuo per una durata massima di tre anni.

Purtroppo non è tutto rose e fiori come può apparire. L’applicazione della norma purtroppo, è vincolata principalmente da due fattori: in primis la disponibilità delle banche di erogare credito e poi le limitazioni che gli stessi istituti bancari porranno per limitare l’accesso alla sospensione dei mutui.

La crisi del credito sembra imminente: in questi giorni, infatti, le banche hanno ricevuto anche nuovi coefficienti patrimoniali minimi da rispettare più alti con il conseguente pericolo di trovarsi in seria difficoltà. La richiesta di allentare la stretta sul credito e la contemporanea richiesta di aumento di capitale rischiano di ripercuotersi in maniera diretta sulle famiglie e sulle imprese del nostro Paese. Appare evidente, infatti, che nonostante la norma sancisca l’impossibilità da parte degli istituti finanziari di rifiutare la richiesta di sospensione del mutuo, le banche stesse si vedano costrette a non poter allentare la morso sulla concessione del credito a causa delle sopraggiunte difficoltà a causa delle direttive giunte dalla BCE.

A sottolineare ciò è intervenuto Daniele Vaccarino, presidente della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) e della Rete Imprese Italia, secondo il quale “è importate che si ponga un freno a tutti quei nuovi provvedimenti anti-credito che in maniera diretta finiscono per ripercuotersi sulle imprese di tutte le dimensioni. La decisione, presa dalla BCE, di innalzare ulteriormente i requisiti di capitale degli istituti creditizi non può essere presa ignorando completamente il conseguente impatto diretto dell’operazione sulle famiglie e le imprese e quindi su tutta l’economia reale”.

Banche Popolari : sono le uniche ad aiutare le famiglie?

banche popolari e finanziamenti alle famiglieSe la politica ampiamente diffusa dalla maggioranza delle banche in questi ultimi anni è stata di estrema chiusura del credito alle imprese ed alle famiglie, le uniche a riportare un’inversione di rotta sono state le Banche Popolari. Queste ultime, infatti, hanno sfidato il periodo di credit crunch iniziato nel 2011 e , fino alla fine del 2013, hanno persino aumentato il numero di prestiti alla clientela fino a segnare un inatteso 15,4%. Tale dato risulta ancora più significativo se le Banche Popolari vengono messe a paragone con le altre forme (quali Istituti di Credito o Banche Spa) che segnano flessioni dei prestiti tra il 2.2% ed il 4,9%. Ma se in Italia la situazione del credito non è stata positiva, nemmeno in Europa il trend cambia: le banche estere, infatti, hanno riportato un calo pari al 3,1% per lo stesso triennio (2011/2013).

Ad oggi però, con la riforma delle Banche Popolari, questo trend rischia di interrompersi. Secondo il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi, infatti: “Sebbene la riforma coinvolga circa una decina di Popolari, si prospetta il pericolo che la loro mission venga snaturata, il che sarebbe un pessimo segnale visto che le Banche Popolari sono state le uniche a dimostrare sensibilità verso le necessità del territorio e ad incrementare il sostegno alle imprese ed alle famiglie.”

L’Ufficio studi della CGIA, tiene comunque a precisare che i dati diffusi si riferiscono a tutti gli istituti residenti in Italia ed alla Cassa depositi e prestiti spa (compresa quest’ultima tra le banche come società per azioni), escludendo le filiali estere degli stessi istituti.

Prorogata la moratoria sui mutui alle imprese

L’Accordo per il Credito stipulato tra ABI e Associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale, sarà prorogato. La data prevista per la scadenza, infatti, è stata spostata dal 31 dicembre 2014 al 31 marzo 2015.

Secondo il suddetto accordo, l’ABI offre la possibilità agli imprenditori di sospendere il pagamento della quota capitale delle rate di leasing e mutui per una durata massima di 12 mesi o prolungare la durata dei mutui , del credito agrario di conduzione e delle anticipazioni bancarie fino a 4 anni.

La suddetta proroga è frutto della persistente condizione di crisi della liquidità da parte delle imprese. Tuttavia però, le misure di sostegno alle attività imprenditoriali dovranno essere adeguate come diretta conseguenza dell’evoluzione della regolamentazione europea, come definito dall’European Banking Authority.

In questi tre mesi, le Associazioni degli imprenditori e l’ABI si impegneranno per individuare e definire le nuove misure di sostegno finanziario per le PMI in difficoltà che però presentino prospettive di continuità e sviluppo, promuovendone la crescita economica e consolidandone il patrimonio. Di pari passo, si intraprenderà un percorso atto alla valorizzazione delle informazioni utili per una migliore analisi del rischio del credito per le imprese stesse.

Alle precedenti operazioni si affiancherà un costante impegno in sede europea affinchè si tenga conto delle peculiarità del contesto operativo italiano onde evitare interventi legislativi sovranazionali che potrebbero riflettersi negativamente sulle imprese del nostro Paese.

Un’ultima nota positiva è la proroga della validità del Plafond destinato allo sblocco dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione (Plafond Crediti PA) e del Plafond Progetti Investimenti Italia (che comprende i finanziamenti dei progetti imprenditoriali di investimento).

Abi, incentivi fiscali per chi paga online

Incentivare fiscalmente i titolari delle carte di credito e gli esercenti: ecco la ricetta proposta dall’ Abi per combattere l’evasione fiscale che ruota attorno ai pagamenti in contanti.

In Italia, solo nel 2014, il volume d’affari legato agli acquisti online è stato pari a circa 14,6 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di attuare nuove ed importanti forme di detrazione fiscale a fronte di documentate spese effettuate con strumenti telematici. Non solo. Nei piani riportati ed esposti durante una recente audizione alla Camera, è emersa l’intenzione di ridurre e col tempo eliminare l’imposta di bollo sull’estratto conto delle carte di credito.

Ridurre il “commercio nero” e cambiare le cattive abitudini di alcuni italiani, non può che passare da una marcata azione culturale e formativa che insista sulla trasparenza, sulla sicurezza dei prodotti e sulla semplicità di utilizzo dei supporti digitali. Un’azione che faccia soprattutto emergere i costi occulti legati all’utilizzo del contante. E con l’Europa che chiede di ridurre le transazioni in contanti e l’effetto benefico su evasione e riciclaggio, il futuro sembra ormai segnato. L’ Abi è pronta a mettere a disposizione tutta la propria esperienza.

Arbitro Bancario: aumenta l’azione

Arbitro

Nelle contese tra istituti di credito e contribuenti sta rivestendo un ruolo sempre più centrale l’Arbitro Bancario Finanziario (Abf). In questi ultimi anni infatti, si è registrato un incremento delle controversie: si stimano percentuali attorno al 45% di procedimenti giuridici a favore dei cittadini nei confronti delle banche.

Cresciute di un terzo rispetto al passato le dispute su Bancomat e carte di credito, mentre Poste Italiane è l’ente che ha ricevuto più tentativi di truffa ai BancoPosta.

Aumentate, quindi, le percentuali delle istanze bocciate per gli istituti di credito (35%) ed in aumento anche il numero dei ricorsi mensili: effetto che ha portato Bankitalia a potenziare questo sistema di risoluzione stragiudiziale. Un potenziamento che potrebbe portare alla nascita di nuove strutture oltre al potenziamento di quelle già presenti.

I compiti dell’Arbitrato sono utili anche al lavoro della Vigilanza di Bankitalia. Seppur in casi straordinari, le contese hanno dato il via a sopralluoghi presso alcuni istituti di credito.

Bankitalia spiega che il “trionfo” dell’Arbitrario Bancario Finanziario è dovuto alla sua capacità decisionale che offre ai cittadini uno strumento eccellente e non esoso sul piano dei costi.

 

 

Poche regole per un buon telemarketing

telemarketing

Ecco alcune regole per migliorare il telemarketing

Come fare del buon telemarketing? Essere ben documentati su ciò che vendiamo e acquisire una conoscenza approfondita del prodotto o del servizio che si sta offrendo. Ecco la prima regola d’oro di un potenziale telemarketer.

Chi vende non è solo colui che offre prodotti o servizi via telefono. Il decalogo del venditore vincente raccomanda che chi svolge questa professione sia sempre sicuro di sé stesso. Al contrario, ostentare sicurezza parlando velocemente senza scandire, non fa altro che creare confusione. Un tono di voce calmo, tranquillizza il potenziale acquirente e ispira fiducia.

Per svolgere al meglio il lavoro di telemarketing, è necessario seguire scrupolosamente alcune regole di base. Prima di presentare il nostro prodotto o servizio è necessario far conoscere noi stessi e l’azienda che rappresentiamo. Mai prendersi troppa confidenza: è un atteggiamento errato tanto quanto l’eccessiva formalità.

Quali sono le esigenze del cliente? Riuscire a capire cosa il cliente sta cercando ed essere in grado di rispondere ad eventuali osservazioni o critiche, è la strategia migliore per far breccia e portare a casa il risultato.

Non si deve dimenticare che ogni chiamata deve avere un tempo massimo: in genere non più di tre o quattro minuti.

Boom di frodi finanziarie in Italia: vittima 1 impresa su 4

Il 37% delle imprese mondiali è stato vittima di crimini economici. In Italia la situazione è di poco inferiore alla media: intorno al 23% circa. Si tratta di un dato in costante crescita e, soprattutto nel nostro paese, si registra un aumento sostanziale delle frodi finanziarie che, negli ultimi 2 anni, sono cresciute del 6% (passando dal 17% al 23%).

Per quanto riguarda le categorie, la più diffusa resta comunque l’appropriazione indebita che raggiunge il 65% anche se è stata rilevata una crescita delle frodi contabili e del cyber crime che hanno raggiunto in breve tempo il 22%.

Indubbiamente il settore manifatturiero conduce questa classifica per numero di frodi con il 67%, situazione simili per energia / utility (43%) e trasporto / logistica (40%) mentre i servizi finanziari riscontrano una percentuale pari al 28%.

Tuttavia, fra le imprese cadute vittima di frodi economico-finanziarie, una su due afferma di essere riuscita ad intercettare la frode in fase iniziale solamente grazie ai grandi sistemi di intercettazione delle operazioni sospette ed alle constanti operazione di fraud risk management. È infatti solo grazie ad un costante monitoraggio dei potenziali rischi di frode che le aziende rafforzano la propria percezione delle criticità e del fenomeno in generale, incrementando così la probabilità di intercettare le truffe e conseguentemente aumentando l’efficacia complessiva dei controlli.

Estinzione del mutuo: il rimborso della polizza è un diritto

Estinzione del mutuo: il rimborso della polizza è un diritto

La clausola che prevede che la polizza collegata al mutuo resti in vigore fino alla naturale scadenza è da considerarsi a tutti gli effetti nulla se si decide di procedere con un’estinzione anticipata del finanziamento. Inoltre è d’obbligo il rimborso al cliente di tutte le commissioni finanziarie e bancarie già versate in misura proporzionale alle quote di mutuo non godute.

Questa sono i punti chiave di quanto deciso dai collegi dell’ABF (Arbitro Bancario e Finanziario) in merito alla restituzione parziale delle spese sostenute al momento dell’accensione di un mutuo in caso di estinzione anticipata. Tali decisioni rientrano nelle sempre più dettagliate regole di trasparenza dettate dall’ABF, sistema quest’ultimo,  utilizzato sempre più di frequente nella risoluzione delle controversie tra clienti e banche o intermediari.

La questione rimborso ha effetto diretto sulla trasparenza, sia nell’informativa precontrattuale che in quella contrattuale, quest’ultima non sempre rigorosa e spesso non sufficientemente dettagliata al punto di far assumere al consumatore obblighi in piena consapevolezza. È sufficiente riflettere, ad esempio, sulla poca chiarezza riguardo le spese sostenute sin dalla sottoscrizione di un finanziamento (sia esso un mutuo o una cessione del quinto dello stipendio o della pensione). I contratti spesso tendono a confondere le spese up-front (non ripetibili) con le recurring ( quelle cioè generate da un meccanismo di maturazione progressiva e quindi soggette a parziale rimborso in caso di estinzione anticipata del finanziamento).

Partendo dal diritto del consumatore ad un’equa riduzione del costo complessivo del credito, l’Abf ha consolidato il proprio orientamento sulle norme in materia di rimborso pagati anticipatamente e non espressamente riferiti a prestazioni che si esauriscono al momento della stipulazione. Le suddette  indicazioni si estendono anche alle somme versate a titolo di premio assicurativo al momento della stipula di polizze connesse al rischio del credito oltre che a tutte le commissioni bancarie e finanziarie prive di criteri di calcolo riportati nella documentazione contrattuale che dovranno essere quindi rimborsate in misura proporzionale al periodo non goduto (a dispetto di quanto indicato in pronunce precedenti da parte dei collegi di Milano e Roma).

Per quanto riguarda la polizza assicurativa, è stato indicato come debba considerarsi nulla  la clausola  che prevedeva l’obbligo di vigenza anche in presenza di estinzione anticipata del finanziamento in quanto essa stessa costituirebbe un sostanziale squilibrio ai danni del consumatore.

Seo, Roi e Serp: in una sola parola Web Marketing

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Con il termine Web Marketing s’intende lo studio del mercato e dei rapporti commerciali che un’azienda ha con i propri clienti attraverso il Web.

La figura professionale di riferimento è il “Web Marketer”, esperto in  ottimizzazione dei contenuti e forte conoscitore del mondo telematico e dei suoi diversi metodi di approccio ai visitatori.

Un progetto di Web Marketing ha come obiettivo principale la visibilità del sito internet di riferimento. Azione primaria  è appunto quella di ottenere il proprio sito Web al primo o, comunque, nei primi posti tra i risultati dei motori di ricerca (in inglese Search Engine Results Page, abbreviata in SERP). L’operazione d’ottimizzazione, in lingua inglese si definisce con l’acronimo SEO (search engine optimization).

Il web rappresenta così lo strumento di comunicazione mentre l’operazione di marketing si configura come strumento per ottimizzare i risultati. Gli interventi sono tutti finalizzati ad aumentare il ROI (Ritorno sull’investimento) di un sito e generare traffico di qualità, con risultati tangibili ed evidenti.

Avere un bel sito ai primi posti della Serp però non basta.

Aspetto fondamentale, è che il sito sia fruibile e veloce. Una landing page (pagina di atterraggio) veloce ha impatto non solo nella percezione dell’utente, che molto spesso abbandona il sito se non si apre velocemente, ma anche nei risultati dei motori di ricerca, che danno molta importanza a questo aspetto.

Quale futuro per l’intermediazione creditizia?

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La recente pubblicazione del documento di consultazione per le disposizioni di vigilanza sugli intermediari finanziari consente di iniziare a fare dei ragionamenti sulla possibile riorganizzazione del mercato dell’intermediazione creditizia.

Da tali disposizioni dipenderà il  destino delle svariate 106 che attualmente giocano un ruolo rilevante nella distribuzione dei prodotti finanziari ed in particolare della cessione del quinto.

Tra i vari requisiti richiesti ed in parte già previsti ve ne è uno, ad esempio, forse sottovalutato e che infatti può sembrare banale, che condizionerà non poco l’organizzazione dei molti 106.

Si tratta delle disposizioni sulle partecipazioni qualificate al capitale ovvero su tutte quelle partecipazioni “che presuppongono di fatto l’esercizio di un controllo” o “influenza notevole sull’intermediario”.

Già la definizione stessa presupporrebbe una approfondimento sulla possibile discrezionalità interpretativa che costituisce sempre una arma a doppio taglio soprattutto in un sistema auto vigilato come il nostro e che purtroppo ritroviamo continuamente.

Ma volendo sorvolare su questo aspetto, che meriterebbe una analisi a sé, non possiamo non notare come venga richiesta una “solidità finanziaria” sia dei soggetti proprietari (cfr. Titolo I Capitolo I Sezione IV Paragrafo I pag 10) che dei potenziali acquirenti (cfr. Titolo II Capitolo I Paragrafo 6 pag 11) e che vengano inoltre considerati anche “gli eventuali legami di qualsiasi natura –anche familiari o associativi – tra partecipanti e altri soggetti”…”con l’obiettivo di tutelare la sana e prudente gestione”.

Pertanto sembrerebbe che Banca d’Italia, che può valutare discrezionalmente tale requisito dai confini aleatori, possa difficilmente dare la sua autorizzazione ad un intermediario a gestione familiare e potrebbero essere necessari dei rimedi come aggregazioni, acquisizioni o quotazioni.

Ma, se così fosse, chi avrà la lungimiranza e fortuna di realizzarle in modo concreto e profittevole?